Oramai la situazione era in mano allo Stato Maggiore di Hitler che aveva arginato le velleità italiane inglobando lâesercito allâinterno delle sue armate, in poche parole gli italiani erano in una posizione di sudditanza dei tedeschi. I, 1939-40, Dalla guerra alla pace: Italia-Francia 1940-1947, Mussolini il duce. Questa scelta, dalle conseguenze tragiche per milioni di italiani e per lo stesso Duce, fu presa dopo molti tentennamenti, ripensamenti e riunioni con i suoi più stretti collaboratori. I successi tedeschi danno agli italiani unâillusione di guerra ⦠Quest'ultimo aveva suggerito all'Italia di entrare in guerra quando i tedeschi avessero «liquidata la sacca anglo-franco-belga», situazione che si stava verificando proprio in quei giorni. Il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt definì l’attacco italiano alla Francia, noto come “battaglia delle Alpi Occidentali”, una pugnalata nella schiena: “Oggi, 10 giugno 1940, la mano che teneva il pugnale lo ha calato nella schiena del vicino. [4] Almeno fino alla primavera del 1940, infatti, gli obiettivi del Duce non comprendevano la conquista di territori europei. Poi gli ordini cambiarono perché lâinvincibilità dei tedeschi pareva incontrastabile. Nella speranza che il Paese ne fosse esonerato, il 26 agosto il Duce rispose con una lunghissima lista appositamente abnorme e impossibile da soddisfare, talmente esagerata da essere definita da Galeazzo Ciano «tale da uccidere un toro». La cronica mancanza di carbone e di approvvigionamenti causata dal blocco navale anglo-francese, però, minava fortemente la stabilità nazionale e rischiava di portare il Paese all'asfissia economica. [81], Secondo lo storico Ciro Paoletti, «Roosevelt prometteva per un futuro incerto e lontano. LâItalia entra in guerra e il 21 giugno invade la Francia meridionale. [67], Mentre i francesi si aspettavano un lento avanzare della fanteria tedesca attraverso il Belgio, o al massimo un improbabile attacco frontale contro le fortificazioni della Linea Maginot, circa 2.500 carri armati tedeschi penetrarono in Francia dopo aver attraversato in modo fulmineo la foresta delle Ardenne, una regione collinare caratterizzata da profonde vallate e da fitti arbusti che Parigi riteneva, fino a quel momento, del tutto inadatta a essere attraversata da carri armati. Galeazzo Ciano fece convocare per le 16:30 a Palazzo Chigi l'ambasciatore francese André François-Poncet e, secondo la prassi diplomatica, gli lesse la dichiarazione di guerra, il cui testo recitava: «Sua Maestà il Re e Imperatore dichiara che l'Italia si considera in stato di guerra con la Francia a partire da domani 11 giugno». Sono passati 80 anni da quando Benito Mussolini, il 10 giugno del 1940, annunciò l'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel settembre 1939, l'Italia restò inizialmente neutrale. cfr. Non solo la certezza di schierarsi con la fazione vincente, ma molteplici furono i motivi che spinsero l’allora Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia ad affiancarsi all’esercito tedesco. [36], Il successivo 24 settembre, a conferma dell'impreparazione italiana, il Commissariato Generale per le Fabbricazioni di Guerra sondò il grado di approntamento delle Forze Armate, ricevendo come risposta dagli Stati Maggiori che, salvo imprevisti, la Regia Aeronautica sarebbe riuscita a ripianare sufficientemente le proprie carenze entro la metà del 1942, la Regia Marina alla fine del 1943 e il Regio Esercito alla fine del 1944. [49], Il Duce era infatti convinto che, nonostante l'insufficienza militare nostrana, l'Italia non avrebbe potuto astenersi dalla guerra. Early in the morning. [49] Nello stesso testo, il Duce tornò a riflettere sull'opportunità di denunciare il Patto d'Acciaio e di schierarsi al fianco di Londra e Parigi, concludendo però che si trattava di una strada non praticabile e che, anche «se l'Italia cambiasse atteggiamento e passasse armi e bagagli ai franco-inglesi, essa non eviterebbe la guerra immediata colla Germania», ritenendo uno scontro con il Reich un'eventualità più disastrosa di un conflitto contro Francia e Regno Unito. E nel primo e nel secondo tempo operò come un termometro: non determinò, né influenzò, né menomamente alterò la temperatura del paese, ma semplicemente la misurò». Che non fosse uno sprovveduto, è vero, ma quando per anni sei circondato in massima parte da cortigiani, alla fine credi anche a quello che ti dicono pur se nel profondo della tua mente sai che sono balle. In ogni caso, fra le personalità che avevano espresso dubbi - se non veri e propri atteggiamenti ostili - sull'intervento militare italiano, nessuna palesò pubblicamente la propria opposizione al conflitto e sulla scrivania del Capo del Governo non vennero recapitate lettere di dimissioni. Secondo lo storico Ciro Paoletti: «Ogni volta che i Tedeschi si muovevano poteva essere quella decisiva per la fine vittoriosa del conflitto; e l'Italia doveva farsi trovare impegnata quel tanto che bastasse a dire che anch'essa aveva combattuto lealmente e godeva il diritto di sedersi al tavolo dei vincitori». [71] Hitler, venuto a conoscenza dell'annuncio pubblico, inviò immediatamente due telegrammi di solidarietà e ringraziamento, uno indirizzato a Mussolini e uno a Vittorio Emanuele III, anche se, privatamente, espresse delusione per le scelte del Duce, in quanto avrebbe preferito che l'Italia attaccasse a sorpresa Malta e altre importanti posizioni strategiche inglesi anziché dichiarare guerra a una Francia già sconfitta. Questa scelta, dalle conseguenze tragiche per milioni di italiani e per lo stesso Duce, fu presa dopo molti tentennamenti, ripensamenti e riunioni con i suoi più stretti collaboratori. Appena nove mesi prima, mentre scoppiava la Seconda guerra mondiale, il Paese marciava in tutt'altra direzione. Attraverso lâAlbania le truppe italiane entrarono in Grecia fino allâEpiro dove trovarono una forte resistenza da parte dellâesercito ellenico che non solo fermò i nostri soldati ma riuscì anche a respingerli indietro, liberando i propri territori con lâaiuto degli inglesi che si installarono in diverse isole dando vita ad una resistenza eroica insieme ai soldati e ai cittadini greci. Tentativo estremo: proporre a Francia e Inghilterra una conferenza per il 5 settembre»;[29] «[...] facciamo cenno a Berlino della possibilità di una conferenza». Fra marzo e aprile Hitler intensificò la sua pressione psicologica su Mussolini, mentre il fronte antitedesco sembrava crollare in una serrata sequenza di vittorie germaniche. L’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale avviene il 10 giugno 1940. Seconda guerra mondiale - L'Italia in guerra Appunto sull'atteggiamento dell'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 10 giugno 1940 ne dà lâannuncio al popolo italiano. [81] Galeazzo Ciano, nel suo diario, alla data del 27 maggio riportò infatti che Mussolini «se pacificamente potesse avere anche il doppio di quanto reclama, rifiuterebbe». [10] Ciano, dissimulando la propria paternità su quanto accaduto, rispose che il Governo non poteva assumersi la responsabilità delle affermazioni dei singoli, ma che le riteneva un chiaro campanello d'allarme del sentire comune nazionale, e che era auspicabile, secondo la sua opinione, una revisione dell'accordo del 1935. [49], Nonostante ciò Mussolini stesso covava la speranza, ormai flebile, di riuscire ancora a riportare la situazione nell'alveo delle trattative diplomatiche, credendo possibile una sorta di ripetizione della conferenza di Monaco del 1938. Lo stesso argomento in dettaglio: Fall Rot, Governo di Vichy, Battaglia d'Inghilterra ed Entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Il ministro Ribbentrop tranquillizzò Ciano, dicendo che «la Germania è convinta della necessità di un periodo di pace che dovrebbe essere non inferiore ai 4 o 5 anni»[17] e che le divergenze con la Polonia per il controllo del Corridoio di Danzica sarebbero state appianate «su una strada di conciliazione». Inoltre lo Stato Maggiore tedesco non aveva alcuna stima del nostro esercito e riteneva in un certo senso una sfortuna che lâItalia entrasse in guerra. [104], Come preannunciato nella corrispondenza con il governo tedesco,[105] dall'11 giugno le truppe italiane cominciarono le operazioni militari al confine francese in vista della pianificata occupazione delle Alpi occidentali ed effettuarono bombardamenti aerei, di carattere puramente dimostrativo, su Port Sudan, Aden e sulla base navale inglese di Malta. [75] Dello stesso avviso era anche il principe ereditario Umberto di Savoia. Il 2 settembre Mussolini ripropose l'idea di una conferenza internazionale: inaspettatamente, Hitler rispose dichiarandosi disposto a fermare l'avanzata tedesca e a intervenire in una conferenza di pace cui avrebbero partecipato Germania, Italia, Francia, Regno Unito, Polonia e Unione Sovietica. [87] Il Duce si mostrò d'accordo, anche perché il rinvio gli permetteva di completare gli ultimi preparativi. Nello specifico Mussolini, nonostante ritenesse inevitabile una futura «guerra fra le nazioni plutocratiche e quindi egoisticamente conservatrici e le nazioni popolose e povere», ribadì che Italia e Germania avessero «bisogno di un periodo di pace di durata non inferiore ai tre anni» allo scopo di completare la propria preparazione militare, e che un eventuale sforzo bellico avrebbe potuto avere successo solo a partire dal 1943. II - Lo stato totalitario (1936-1940), La guerra navale nel Mediterrano (1940-1943), Lo spionaggio nella seconda guerra mondiale, Mussolini l'italiano. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia! Il Duce non era, infatti, convinto che lâesercito italiano potesse affrontare una tale prova,  non solo per la sua organizzazione ma anche per la qualità e quantità dei suoi armamenti. La Seconda Guerra Mondiale. [23], Mussolini, precedentemente, aveva già tentato di instradare la situazione nell'alveo di una soluzione diplomatica. Nonostante le deboli performance dell'Italia nella seconda guerra mondiale, quali successi ha avuto l'Italia durante la guerra? La dichiarazione di guerra all'Inghilterra e alla Francia.Bertoldo: Londra non sarà piena di tedeschi, ma fra poco sarà piena di italiani.», L'unica voce critica che si levò, oltre ai giornali clandestini, fu quella de L'Osservatore Romano: «E il duce (abbagliato) salì sul treno in corsa». [31], Il Führer rispose immediatamente, in modo molto cortese, accogliendo senza problemi la posizione dell'Italia, dicendo che ringraziava Mussolini per l'appoggio morale e politico e rassicurandolo sul fatto che non aspettava il sostegno militare italiano. Dico ciò ad Halifax, ai due Ambasciatori e al Duce, e infine telefono a Berlino che, salvo avviso contrario dei tedeschi, noi lasciamo cadere le conversazioni. [56] Il 10 marzo 1940, dopo un incontro con il ministro degli esteri tedesco Ribbentrop, il Duce confermò questa linea, come risulta dal contenuto di una sua telefonata con Claretta Petacci intercettata dagli stenografi del Servizio Speciale Riservato. Il 14 maggio, su insistenza francese, il presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Delano Roosevelt indirizzò al Duce un messaggio dai toni concilianti, il quarto da gennaio, per dissuaderlo dall'entrare in guerra. EÌ la pr, @brianzabeerfestival #BBF Benito Mussolini decise di trascinare lâItalia nella Seconda Guerra Mondiale entrando in guerra il 10 giugno 1940. [69], Il direttore dell'OVRA, Guido Leto, dispose la raccolta di indiscrezioni, informazioni riservate e intercettazioni telefoniche per sondare i sentimenti degli italiani nei confronti della guerra, allo scopo di creare uno spaccato il più aderente possibile alla realtà da sottoporre al Duce, che chiedeva un quadro completo della situazione. Credi che l'esigenza sia stata mostrare a Mussolini, oppure piuttosto non fosse quella di mostrare al pubblico (una questione di immagine nazionale). 14 Giugno 1940 â 6 Agosto 1940 [91], Entrambi gli incontri si svolsero, secondo i diari di Galeazzo Ciano, in un clima formale, ma di reciproca cortesia. [37] Inoltre l'economia italiana risultava fortemente danneggiata dal blocco navale alle esportazioni tedesche di carbone, imposto da Regno Unito e Francia nell'autunno 1939,[38] e dall'applicazione del diritto di angheria, il quale prevedeva che Londra e Parigi potessero non solo attaccare il naviglio nemico, ma anche controllare il naviglio neutrale (o non belligerante) e porre sotto sequestro merci e navi neutrali (o non belligeranti) provenienti da una nazione nemica o dirette verso di essa. [47] Spaventato dalla situazione, diffidente nei confronti dei tedeschi e preoccupato da una loro eventuale calata nella Penisola, il successivo 21 novembre Mussolini ordinò il prolungamento difensivo del Vallo Alpino del Littorio anche sul confine con il Reich, nonostante l'alleanza fra Italia e Germania, creando il Vallo Alpino in Alto Adige. La politica estera dell'Italia fascista 1936-1942, La storia contemporanea attraverso i documenti, Bollettini della guerra: 12 Giugno XVIII-11 Giugno XIX, Verbali delle riunioni tenute dal Capo di S.M. In sede internazionale l'intervento italiano contro la Francia fu visto come un gesto vile, al pari di una pugnalata alle spalle,[97] in quanto l'esercito francese era già stato messo in ginocchio dai tedeschi e il suo comandante supremo, il generale Maxime Weygand, aveva già impartito ai comandanti delle forze superstiti l'ordine di ritirarsi per mettere in salvo il maggior numero possibile di unità. [N 2] Nella telefonata, Mussolini parlò dell'eventuale entrata dell'Italia in guerra come di un fatto ineludibile, senza però precisare come e quando. [60] A chi gli chiedeva un parere sull'eventualità che l'Italia restasse fuori dal conflitto, Mussolini, riferendosi all'attacco tedesco in corso in quei mesi, rispondeva che: «se gli inglesi e i francesi reggono il colpo ci faranno pagare non una, ma venti volte, Etiopia, Spagna e Albania, ci faranno restituire tutto con gli interessi». Per i generi di prima necessità, invece, l'Italia sopperì parzialmente mediante l'estensione delle politiche autarchiche adottate ai tempi della guerra d'Etiopia. Le Forze Armate del Reich, mettendo in atto l'efficace tattica del Blitzkrieg, travolsero infatti la Danimarca (9 aprile), la Norvegia (9 aprile-10 giugno), i Paesi Bassi (10-17 maggio), il Lussemburgo (10 maggio), il Belgio (10-28 maggio) e iniziarono l'attacco alla Francia. [80], Lo stesso giorno, in un estremo tentativo di scongiurare la partecipazione italiana al conflitto, il primo ministro inglese Winston Churchill aveva, previo accordo con il suo omologo francese Paul Reynaud, inviato al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt la bozza di un accordo, che quest'ultimo avrebbe dovuto successivamente trasmettere al Duce. [76], Secondo Mussolini, invece, le rapide vittorie tedesche erano il presagio dell'imminente fine della guerra, per cui l'insufficienza effettiva delle Forze Armate italiane assumeva ormai un'importanza trascurabile. [...] La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. L’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale in realtà venne rinviata di soli nove mesi. Questa mossa militare fu disastrosa sia dal punto di vista militare, perché apparve alla comunità internazionale come una decisione furba per inferire contro il nemico in agonia e inoltre non produsse nessun vantaggio territoriale degno di nota. Il dramma segreto dell'ultimo re, Istituto Nazionale Luce. La zona, massicciamente fortificata a tempo di record, venne poi soprannominata dalla popolazione locale "Linea non mi fido", con evidente riferimento ironico alla Linea Sigfrido. A fine maggio, nei giorni in cui i tedeschi vincevano la battaglia di Dunkerque contro gli anglo-francesi e il re del Belgio Leopoldo III firmava la resa del proprio paese, il Duce si convinse che fosse arrivato il «momento più favorevole» che attendeva da gennaio ed ebbe una decisiva virata verso l'intervento: il 26 ricevette una lettera dal Führer che lo sollecitava a intervenire e, contemporaneamente, un rapporto inviato a Roma dall'ambasciatore italiano a Berlino Dino Alfieri, che era succeduto a Bernardo Attolico, s⦠In realtà, l’Italia sembrava disinteressata alla guerra fin dall’inizio. Tuttâora varie sono le interpretazioni sulle motivazioni che spinsero il Duce ad un tale suicidio, rimane forse una certezza: il fascismo come il nazismo avevano bisogno di una fase di espansione guerresca per giustificare la loro esistenza e la loro temporanea evoluzione politica. Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania. La guerra fu lâidea più assurda che Mussolini poté concepire e gli costò sia la vita che il potere. A livello militare l’Italia è entrata in guerra nella peggiore situazione possibile. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Si trattava di indicazioni di massima per la dislocazione delle forze disponibili, non di piani operativi, per i quali veniva lasciata al Duce piena libertà di improvvisazione. Lâitalia entrò nel conflitto nel maggio 1915, quando la guerra era gia iniziata da 10 mesi; schierandosi a fianco dellâIntesa contro lâimpero Austro-ungarico fino ad allora sua alleata.
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